I
funerali di Prospero Gallinari
Vi è una strofa della poesia di Bertolt
Brecht, “Funerale di un agitatore”, che, come spesso accade con la poesia, assume
un valore profetico in relazione ai funerali del ‘brigatista rosso’ Prospero
Gallinari. La strofa è questa: “Qui, in questo zinco sta un uomo morto, / o le
sue gambe o la sua testa, / o di lui anche qualcosa di meno, o nulla, / perché
era un agitatore. / Fu riconosciuto fondamento del male. Sotterratelo. / È
meglio che solo la moglie vada con lui allo scorticatoio. / Chi altri ci vada è
segnato.”
Piaccia o non piaccia, è da registrare come
un indiscutibile dato di fatto che un migliaio di persone, affluite in una
località della provincia di Reggio Emilia lontana dalle grandi vie di
comunicazione e isolata dalla neve, ha accompagnato Gallinari nel suo ultimo
viaggio. La presenza di due esponenti reggiani di Rifondazione comunista,
motivata da ragioni di amicizia personale e non di affinità
politico-ideologica, è stata sufficiente per alimentare una polemica
strumentale, all’insegna della demonizzazione e della criminalizzazione. Si è
trattato invece, come dovrebbe risultare chiaro a chiunque non sia accecato
dall’odio di parte e rifletta con animo scevro da pregiudizi, di un gesto profondamente
umano che fa onore a chi lo ha compiuto e che merita il massimo rispetto da
parte di tutti, poiché ha affermato la “legge naturale” dell’amicizia, ossia la
legge di Antigone, in aperto conflitto con quella ‘damnatio memoriae’ di un essere
umano che gli epigoni di Creonte vorrebbero imporre come “legge della città”.
In verità, se si tiene conto della coerenza
e dell’integrità con cui, assumendosene la piena responsabilità e pagando di
persona, ha suggellato le sue scelte politico-ideologiche, giuste o sbagliate
che fossero, la cifra etica di un Prospero Gallinari è inconfrontabile con
quella dei tanti Soloni d’ogni taglia e sponda che presumono di giudicare senza
conoscere e di condannare senza comprendere.
Eros Barone